Pigmei

Con il termine Pigmei non si intende un'unica etnia, bensì un insieme di gruppi accomunati dalla stessa struttura fisica piccola, caratterizzata da un’altezza media generalmente inferiore al metro e mezzo per gli uomini e di circa un metro e trenta per le donne, con pelle scura, capelli crespi, naso schiacciato e cranio brachiomorfo. Altri fattori accomunanti sono il ceppo linguistico e l’habitat, costituito dalle foreste tropico-equatoriali africane nell'arco che va dal Camerun ai massicci montuosi e vulcanici che fanno da spartiacque tra il bacino del fiume Congo e gli altipiani ad Est di detti massicci e vulcani. Sono presenti in Camerun, Gabon e Repubblica del Congo (pigmei Baka), Camerun e Guinea equatoriale (pigmei Bakola-Bagyeli), Camerun (Bezdan), Gabon (Bakoya e Babinga), Repubblica Centrafricana (Aka), Repubblica Democratica del Congo (Bambuti, Bashwa, Baefe, Bapoo, Balese) Uganda e Ruanda (Twa). Si tratta, comunque, di comunità di dimensioni molto ridotte tanto che il numero totale dei pigmei africani si stima infatti essere inferiore a 250.000.
Il nome Pigmeo deriva dalla parola greca "pygmâios" = alto un cubito, cioè piccolo.
Insieme ai boscimani, i pigmei sono fra i pochi popoli africani ad avere conservato una cultura e una tecnologia di tipo preistorico. Sono sia cacciatori che raccoglitori; mentre gli uomini cacciano animali come antilopi, maiali e scimmie con arco e frecce avvelenate, le donne pescano e raccolgono miele, radici, bacche selvatiche e altre piante. Il loro stile di vita è in gran parte basato su una profonda conoscenza dell'ambiente (per esempio degli usi delle piante a fini curativi o per la produzione del veleno). In alcuni casi praticano modesti scambi commerciali con i popoli vicini (per esempio bantu). Lavorano il legno e l'osso (ma non la pietra). Sono considerati "nomadi stanziali": ogni tribù si sposta periodicamente da un "accampamento" all'altro all'interno di un'area vitale che il gruppo non abbandonerà mai, salvo che ne venga cacciato a forza o da eventi naturali o da invasioni di altri popoli. Il nomadismo oltre all'aspetto più esteriore del migrare continuo, ha la caratteristica soprattutto della concezione del tempo più centrato sul presente che volto al passato o al futuro, a tal punto che il Pigmeo compie ogni atto totalmente concentrato in esso, fisicamente, mentalmente e spiritualmente, anche perché la vita di simbiosi con la natura (foresta) comporta un'attenzione totale per poter sopravvivere in tale ambiente.
Generalmente i Pigmei vivono in piccoli gruppi composti da non più di 80 persone, corrispondenti a circa 10-15 famiglie al massimo. Perciò ogni villaggio è composto di 15-20 capanne disposte a cerchio. Di queste, due terzi sono abitazioni di singole famiglie mentre le altre per usi sociali diversi: una per i ragazzi e una per le ragazze dall'altra parte del villaggio, una senza muri (tettoia) per la vita comunitaria del villaggio (tribunale, scuola, incontri per canti e racconti popolari, conversazioni serali attorno al fuoco, consigli comunitari ecc.). In alcuni casi una capanna è destinata a gli ospiti di passaggio. La costruzione della tipica capanna circolare è compito e soprattutto diritto esclusivo della donna, cui spetta anche la scelta del luogo dove costruire. Nelle capanne, generalmente, non c'è alcun mobile né suppellettile, riducendosi anche il letto a una o due grandi foglie di banano stese a terra, attorno al punto centrale della capanna, dove di notte si alimenta un piccolo fuoco attorno al quale si dorme in semicerchio.
La vita dei Pigmei si divide tra i villaggi veri e propri e gli accampamenti per la caccia. I primi sono situati nelle vicinanze di villaggi di agricoltori con i quali barattano i prodotti della caccia, della pesca, o i frutti raccolti nella foresta con prodotti agricoli, vestiti e altri manufatti. Gli accampamenti per la caccia sono invece dei semplici ripari costituiti da capanne di rami nelle zone dedicate alla caccia di animali della foresta.
La società pigmea è costituita e basata sulla famiglia. Al primo posto come importanza viene in nucleo famigliare costituito da genitori e prole, seguito dalla famiglia "allargata" comprendente anche nonni, zii e cugini. All’interno della famiglia vige la parità dei diritti tra uomo e donna pur nella diversità delle funzioni ed attività. L'uomo non ha diritto di decidere o comandare né così la donna, ma decisioni ed ordini sono presi previo accordo dei due; in mancanza di un accordo ognuno agisce secondo il proprio parere, ma senza imporlo né imporsi alla controparte. Come già detto, la costruzione delle capanne è generalmente compito della donna, mentre la preparazione del cibo può essere fatto sia dalla donna che dall'uomo; l'educazione dei figli, fino ai 5 anni di età, è compito di tutti e due i genitori. Superata quest’età i padri si dedicheranno maggiormente ai maschi, le madri alle femmine. I ragazzi vicini alla pubertà vengono alloggiati in capanne separate in base ai sessi, sotto la sorveglianza di un anziano, onde evitare contatti "prematrimoniali" immaturi ed eugeneticamente pericolosi per il gruppo. Per le ragazze giunte a maturità sessuale si fa una danza notturna comunitaria, in cui i ragazzi e le ragazze mimano il corteggiamento reciproco sotto lo sguardo sorridente e compiaciuto degli adulti. Per segnalare la disponibilità delle ragazze al matrimonio viene inciso sul loro petto un tatuaggio segnalante la raggiunta maturità sessuale.
