Regia: John Boorman; Sceneggiatura: Ann Peacock; Produzione: Gran Bretagna / Sudafrica 2003; Cast: Samuel L. Jackson, Juliette Binoche, Brendan Gleeson, Menzi Ngubane, Nick Boraine, Lionel Newton, Sam Ngakane. Titolo originale: Country of My Skull. Genere: Drammatico.
Ambientato nel Sud Africa del dopo-apartheid il film racconta i processi intercorsi dopo la nomina a presidenza di Nelson Mandela, contro la polizia che deteneva il controllo nel sud Africa in quel periodo.
Langston Whtfield, giornalista afro-americano del Washington Post, viene spedito in Sud Africa dal suo editore per intervistare il più famoso torturatore della polizia, e seguire le udienze della Truth and Reconciliation Commission, ("Commissione per la verità e la riconciliazione"). Anche Anna Malan, poetessa Afrikaans, segue le udienze per conto di una radio. Fra i due nasce subito un attrito, che, naturalmente, si trasformerà in amicizia.
La Truth and Reconciliation Commission fu un tribunale straordinario il cui scopo era quello di raccogliere la testimonianza delle vittime dei crimini commessi da entrambe le parti durante il regime ed era perfettamente in linea con la posizione nonviolenta di Nelson Mandela, che sosteneva che il perdono dovesse essere la principale risposta dei neri a ciò che avevano subito durante l'apartheid. Molti afrikaner giudicati colpevoli, ma rei confessi, ricevettero l'amnistia.
Il film mostra alcune testimonianze reali che sono state deposte nei processi, ed è inevitabile sentirsi toccati nell’animo da quello che viene raccontato. Nonostante ciò il film non riesce a pieno a risultare reale, spesso sembra forzare i colpi di scena col solo scopo di stupire lo spettatore riuscendoci male. Poco credibile e un po’ stereotipato il ruolo assegnato ai due protagonisti: il giornalista afro-americano sente l’appartenenza ad una terra in cui non ha mai vissuto solo grazie al colore della sua pelle e accusa di ipocrisia la poetessa bianca che si sente legata al suo paese natio.
Nel complesso risulta comunque piacevole, ma non un capolavoro.
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Regia: Haile Gerima; Sceneggiatura: Haile Gerima; Musiche: Vijay Iyer, Jorga Mesfin; Produzione: Etiopia / Germania / Francia 2008; Cast: Aaron Arefe, Abeye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun, Nebiyu Baye, Mengistu Zelalem, Wuhib Bayu, Zenahbezu Tsega, Asrate Abrha, Araba Evelyn Johnston-Arthur, Veronika Avraham. Titolo originale: Teza. Genere: Drammatico.
Dopo aver completato gli studi universitari in Germania, Anberber ritorna in Etiopia, dove spera di poter realizzare qualcosa per il suo paese. Deve però ad affrontare una realtà che non riconosce più: il regime dittatoriale di Haile Mariam Mengistu, ha condotto il popolo etiope in una condizione di assoluta degenerazione, diffondendo ideali politici del tutto estranei alla realtà africana ed etiope in particolare e conducendo il paese nella più nera miseria. Anberber non può che constatare che il mondo che aveva lasciato ormai non esiste più, è stato spazzato via dalla rivoluzione socialista, dopo la deposizione del Negus Hailé Selassié, e quindi non gli resta che trovare rifugio nel mondo perduto della sua infanzia. Questo film, capolavoro del regista Haile Gerima, è stato premiato alla 65° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con il Gran premio della Giuria.
Teza è un bellissimo e lungo film, che racconta gli anni cruciali della storia dell’Etiopia quando, con la deposizione dell’imperatore, il Negus Hailé Selassié, il paese viene completamente sconvolto e un’intera generazione di intellettuali spazzata via dall’ideologia socialista sovietica, importata dal nuovo dittatore Menghistu. E’ un film impegnativo e tragico, non sempre facile da seguire per il modo di narrare la vicenda: comincia infatti con un drammatico, inspiegabile episodio (un episodio di razzismo di naziskin tedeschi contro il protagonista Anberber) che verrà compreso soltanto verso la fine; il racconto è inoltre continuamente spezzato, poiché si alternano scene ambientate in Germania, con il giovane studente Anberber, a quelle in Etiopia, dove il dottor Anberber ha fatto ritorno e dove si ritrova completamente spaesato.
Dopo essere miracolosamente scampato alle vendette dei nuovi uomini al potere, per il rassegnato Anberber l’unica alternativa è rifugiarsi malinconicamente nell’evocazione di un passato felice: quello dell’infanzia in Etiopia, nel villaggio familiare, dove tutto era bello e dolce. Ma questa realtà non esiste più, è stata cancellata completamente dalla nuova realtà politica e dai nuovi despoti, che hanno utopisticamente voluto importare ed adattare all’Etiopia un’ideologia del tutto estranea.
Anberber ed i suoi compagni di studi, rientrati in Etiopia dopo la caduta del Negus, trovano un paese dilaniato dall’odio, in guerra civile; essi vengono resi completamente inattivi e muti dalla nuova classe politica, che vuole fare piazza pulita di loro, troppo compromessi con un passato da cancellare. Questi intellettuali si trovano così in pericolo, oltre che completamente sradicati e non compresi in un paese che essi non riconoscono più e che non li riconosce più. Il film è a tratti durissimo, con scene davvero forti, ma a questi quadri cruenti si alternano visioni poetiche e struggenti dei paesaggi etiopi.
“Teza”, racconta il regista in un’intervista, “mi ha offerto la possibilità di dare voce a quegli intellettuali africani che una serie di complesse circostanze storiche ha trasformato in sfollati. … Ogni emigrato, invecchiando, percepisce forte dentro di sé la voce dell’infanzia. Adesso, per me, come per Anberber in Teza, tornare in Etiopia è un vero incubo: ecco allora che mi rifugio nei ricordi, quando tutto era bello, gli alberi avevano frutti, eravamo bambini.”
Teza è quindi nello stesso tempo storico, ma anche personale, sul tema del ritorno a casa, sul recupero delle proprie radici, sulla disillusione e sulla consapevolezza che quelle radici non sono più recuperabili, perché tutto è cambiato: il villaggio, il paesaggio, la gente, tutto. La sola speranza di recuperare le proprie radici è rappresentata dal ricordo. Il film lascia comunque un barlume di speranza. Una speranza affidata alle nuove generazioni, a quei ragazzi che, in qualche modo, di nascosto e tra mille difficoltà, frequentano le lezioni del maestro Anberber, e dalla piccola vita che nasce dalla relazione tra Anberber e la domestica di sua madre, che tutti consideravano pazza.
Non perdete questo film, noleggiabile anche in dvd.
Sito web ufficiale (Italia): www.ripley.it/it/films/teza.shtml
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Un film di Kevin Macdonald. Con Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Simon McBurney, Gillian Anderson. Titolo originale: The Last King of Scotland. Genere: Drammatico

Nicholas Garrigan è un giovane laureato di medicina che decide di scappare dalla Scozia e dal controllo paterno puntando a caso il dito sul mappamondo. Il fato lo porta in Uganda subito dopo l’ascesa al potere del Colonnello Idi Amin. Nicholas rimane subito affascinato dal carisma del neo-presidente che lo prende in simpatia fino a nominarlo prima suo medico personale e poi suo principale consigliere. Ma il potere logora e la felice situazione non dura molto. Dietro alla facciata di ammaliatore di folle Nicholas scopre, anche sulla sua pelle, un dittatore crudele.
Il film mostra un brillante Forest Whitaker (vincitore del premio Oscar come miglior attore) e una trama sempre avvincente. Un pezzo di storia contemporanea africana, poco nota alla massa, raccontata in modo coinvolgente.
Da non perdere.
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Un film di Gavin Hood. Con Presley Chweneyagae, Mothusi Magano, Israel Makoe, Percy Matsemela, Jerry Mofokeng Titolo originale: Tsotsi. Genere: Drammatico.
Film d'essay...
Se riuscite a trovarlo in noleggio, non perdete il film “Il suo nome è Tsotsie” (Sud Africa, 2005), che racconta la vicenda di un gruppo di ragazzi del ghetto di Soweto e il percorso di redenzione del suo protagonista, Tsotsie: un ragazzino abituato alla violenza, cresciuto in un ambiente familiare degradato e poverissimo, educato alla scuola della strada.
Scenografie mozzafiato, come l’alba che sorge sui tetti degli “slums”, carica di significati simbolici, e soprattutto una colonna sonora (che da sola vale il film) con musiche “kwaito” del rapper Zola (il “kwaito” è una specie di rap, misto a rock e house, nato nei ghetti delle città sudafricane) e del grandissimo Vusi Malhasela. (le musiche del film si possono ascoltare sul sito ufficiale www.tsotsi.com).
Gli attori sono tutti ragazzi di strada, al loro esordio cinematografico.
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Un film di Clint Eastwood. Con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern. Titolo originale: Invictus. Genere: Drammatico.
Siamo quasi al “count down”, in vista dei Campionati Mondiali di Calcio, ospitati quest’anno dalla Nazione Arcobaleno: i riflettori del mondo saranno puntati non solo sul Sud Africa ma un po’ su tutto il continente “nero”.
Segnaliamo quindi un bellissimo film, da poco uscito sugli schermi italiani, che ripercorre in modo originale la dolorosa vicenda storica del Sud Africa e quella politica e umana del suo leader, Nelson Mandela.
“Invictus”, questo il titolo del film “firmato” Clint Eastwood e co-prodotto da Morgan Freeman, racconta la storica vittoria della nazionale sudafricana di rugby, i mitici Springboks, ai campionati mondiali del 1995, quando il paese, da poco uscito dalle elezioni presidenziali, ancora lacerato dall’odio post-apartheid, rischiava di tracollare se non fosse stato per la lungimiranza del suo illuminato presidente, Nelson Mandela. L’autore, attraverso una vicenda sportiva, ripercorre la storia della neonata nazione sudafricana, rievocando gli anni della prigionia di Mandela fino alla sua ascesa.
Il film è molto commovente, dall’inizio alla fine. Forse risente un po’ del trionfalismo all’americana dei suoi autori ed è stato anche tacciato di eccessivo “buonismo”, ma è sicuramente un ottimo film, magistralmente interpretato da due “mostri sacri” del cinema (Morgan Freeman nel ruolo di Mandela e Matt Damon, nel ruolo del capitano della nazionale) e sapientemente diretto da Clint Eastwood, bravissimo nel ricreare l’atmosfera, l’ambientazione, i colori e i sapori della realtà sudafricana. Memorabili le scene in cui si assiste alla partita o si ascolta la radiocronaca della finale in ambienti diversi: la casa della figlia di Mandela, gli spalti allo stadio, un locale nei sobborghi di Johannesburg, la strada, in un crescendo di emozioni fino all’esplosione finale della vittoria.
Anche la colonna sonora è notevole, da brividi.
Da non perdere.
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