Ryszard Kapuscinski

L'altro

Edizioni Feltrinelli, 2007, pagg. 77

Questo saggio raccoglie le conferenze tenute da Kapuscinski in diversi periodi tra il 1990 e il 2004, in occasioni di convegni o cerimonie ufficiali per il conferimento di premi letterari.

Il tema dell’altro e di come il moderno uomo europeo affronta l’incontro con lui affascina Kapuscinski, che ha trascorso tanta parte della sua vita fuori dall’Europa: lui, di pelle bianca,  ha dovuto farsi accettare in paesi stranieri in cui si è trovato ad essere “altro” rispetto a popolazioni diverse  per cultura, lingua, religione e colore della pelle.

Il XXI secolo si è appena affacciato all’orizzonte, il mondo cambia rapidamente e la società umana è sempre più globalizzata per il veloce sviluppo delle comunicazioni, che rende tutto più raggiungibile e a portata di mano.  Kapuscinski sente la necessità di affrontare un tema molto urgente, con il quale si è trovato a fare i conti per tutta la vita.

L’incontro con l’altro avviene, nella storia dell’umanità per varie esigenze: inizialmente per desiderio espansionistico, per assoggettare popoli vicini, per far prevalere il proprio dominio. L’uomo infatti non è per natura portato a viaggiare, è piuttosto sedentario e i nostri predecessori europei, Greci e Romani, conquistatori e esploratori del mondo, costituiscono un’eccezione. Molte civiltà antiche non hanno mai mostrato interesse per la conoscenza dell’altro: in Africa nessuna popolazione ha deciso di andare a esplorare le terre vicine, neppure l’Europa, non tanto lontana. I Cinesi addirittura hanno cercato di isolarsi dal resto del mondo costruendo la Grande Muraglia. Dopo Greci e Romani l‘Europa ha continuato l’esplorazione di mondi lontani, in maniera cruenta,  con la Conquista Spagnola e poi con la colonizzazione dell’Africa, con tutte le terribili conseguenze che queste guerre di dominio hanno portato con sé. Soltanto dopo molti anni l’uomo occidentale si è avvicinato all’altro con l‘idea di eguaglianza. L’Illuminismo ha aperto la strada al cambiamento verso una nuova visione dell’altro: un uomo come noi.

Il passaggio da una visione più universale e meno eurocentrica avviene con la nascita dello studio antropologico, che spinge lo studioso al contatto diretto con alcune tribù remote, facendo emergere che anch’esse hanno una propria identità da rispettare tanto quanto la nostra. Nonostante i suoi limiti, la scienza antropologica è stata molto importante poiché ci ha portati a considerare l’altro al centro, non soltanto uguale a noi, ma  superiore.

Con la filosofia di Emmanuel Lévinas arriviamo all’elogio dell’altro: mentre in Europa si stanno formando le grandi idee totalitariste (comunismo e fascismo), che esaltano la massa a discapito dell’individuo, fomentano indifferenza verso l’altro, per Lévinas l’altro permette di vivere la più grande esperienza della vita, perché offre l’opportunità di godere delle immense ricchezze che esso porta con sé e  ci conduce alla via verso il bene.

E nel nostro secolo? La decolonizzazione dell’Africa e la nascita di parvenze di democrazia, lo sviluppo delle comunicazioni e dei mezzi di trasporto hanno reso il nostro mondo sempre più piccolo, e hanno favorito il contatto tra popoli diversi per razza, usi, religioni, lingua. Si deve cercare di affrontare l’incontro rispettando questo bagaglio culturale che l’altro porta con sé, superando il narcisismo che ogni civiltà ha innato, sentendosi superiore alle altre. “Gli  altri sono lo specchio in cui guardarsi e capire chi si è. E’ stato solo in Africa alla vista dei suoi abitanti neri,  che me ne sono reso conto. Grazie a loro ho scoperto il colore della mia pelle, al quale altrimenti non avrei mai pensato. Gli altri gettano una nuova luce sulla nostra storia personale”.

Nella nostra attuale società l’incontro non si può più rinviare, dobbiamo fare tutto il possibile perché non si arrivi allo scontro. Non servono muri per isolarsi, a cosa hanno condotto tutti i  muri che l’uomo ha innalzato? Al conflitto, alla paura, all’isolamento, al nazionalismo che porta al razzismo e al disprezzo. Arriviamo a trattare l’altro come una minaccia oppure a mostrargli indifferenza. Ma l’atro è un individuo che ha una grande consapevolezza della propria identità, ha una propria razza, nazionalità, religione “che  contengono una forte carica emotiva, talmente forte che il mio altro non è in grado di controllarla. Allora arriva al conflitto, allo scontro, alla carneficina, alla guerra”. Ecco allora l’importanza del dialogo con l’altro, sottolineata nella filosofia e negli scritti di pensatori come padre Jòzef Tischner, che esalta l’importanza dell’altro, definendolo un tesoro inestimabile di valori: non bisogna arrendersi all’egoismo, ma intervenire in difesa dell’altro, al quale dobbiamo rispetto e attenzione. La condizione di base di questo atteggiamento è “la volontà di conoscere, il rivolgersi all’altro, l’andargli incontro, l’attaccarci discorso”.

Kapuscinski ripensa ai suoi numerosi viaggi: ogni viaggio era un’incognita, l‘esito dipendeva sempre dal suo modo di approcciare  l‘altro. Tutte queste esperienze gli hanno insegnato che l’uomo ha sempre innanzi a sé due opzioni: instaurare un dialogo o chiudersi in isolamento, magari innalzando un muro. Scegliendo la seconda opzione il secolo scorso ha prodotto orrori come i “lager” nazisti e  comunisti e l’”apartheid”. Vale sempre la pena aprirsi al dialogo e all’accoglienza, tenendo sempre in mente il principio dell’ospitalità, dell’importanza che esso ha avuto fin dall’antichità: Ulisse non avrebbe mai fatto ritorno ad Itaca se non fosse stato ospitato con onore durante il suo peregrinare.

Ospitalità. Chi giunge in un paese straniero è sradicato e come tale trova rifugio nel recupero della propria identità, unendosi ai propri simili, cercando conforto da coloro che arrivano dal suo stesso paese, in modo da sentirsi meno debole e meno sradicato. Proviamo a pensare a questo altro  nel proprio paese: è una persona che, come noi, ha un attaccamento a dei valori, che non vanno giudicati, ma conosciuti. Nessuna cultura è superiore o inferiore, solo diversa dalla nostra, ma è necessario staccarsi da un punto di vista eurocentrico, se vogliamo usare positivamente la sfida che il nuovo millennio offre.

“Il nostro è il Pianeta della Grande Occasione … vi incontreremo continuamente il nuovo altro… e dobbiamo cercare di stabilire con lui un dialogo e un’intesa. L’esperienza di tanti anni trascorsi in mezzo agli altri di paesi lontani mi ha insegnato che la benevolenza nei loro confronti  è l’unico atteggiamento capace di far vibrare la corda dell’umanità”.

Ryszard Kapuscinski è stato un eccellente “reporter”,  uno scrittore sensibile, curioso e aperto, ma soprattutto un grande uomo e ci ha lasciato con L’altro il suo testamento spirituale: un piccolo, preziosissimo libro, capace di arrivare fino ai nostri cuori e provocare una riflessione che i riguarda  tutti noi, uomini moderni, richiamandoci a una responsabilità alla quale non possiamo più sottrarci.

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