Ancora un giorno
Ryszard Kapuscinski
Ancora un giorno
Giangiacomo Feltrinelli Editore, 2008, pagg. 142
Ryszard Kapuscinski è, tra gli scrittori d'Africa, il mio preferito: trovo che la sua sensibilità sia quella più capace di raccontare la storia di questo continente, lasciando alla gente comune e più semplice il compito di narrare eventi storici cruciali, commovendo il lettore senza mai cadere nel sentimentalismo o nei luoghi comuni.
Ancora un Giorno è il frutto delle sue cronache angolane del 1975, successivamente aggiornato nel 2000: racconta un periodo sanguinoso, nei tre mesi in cui visse in Angola, prima della dichiarazione di indipendenza dal Portogallo, l'11 novembre 1975.
Nella prima parte, LUANDA CITTA' CHIUSA, descrive con toni molto amari la fuga dei portoghesi: Luanda muore spegnendosi come in una lenta agonia "... in modo diverso dalle città polacche durante gli anni di guerra... non c'erano incursioni aeree...non c'erano cimiteri nelle strade o nelle piazze... La città moriva come muore un'oasi dai pozzi prosciugati - si svuotava, si spegneva, cadeva nell'oblio... Uno dopo l'altro i commercianti chiudevano bottega...Tutti i poliziotti erano partiti...A un certo punto se ne andarono anche i Vigili del Fuoco...Poi partirono gli spazzini...Poi, una volta partiti i fornai, gli artigiani, i postini e i guardiani...La città era diventata uno scheletro nudo levigato dal vento, un osso conficcato in terra e puntato verso il sole.". Poi da ultimi se ne vanno anche i cani. "Dopo l'esodo dei cani la città sprofondò nel più completo torpore.". Soltanto Kapuscinski rimane come inviato dall'Europa orientale, ultimo ospite di dona Cartagina all'hotel Tivoli.
Il racconto si sposta poi sulle SCENE DAL FRONTE tra combattimenti veri, di cui sentiamo vivo e reale l'orrore: un viaggio in jeep al fronte, che Ryszard non scorderà mai per tutta la vita, rischiando la morte ad ogni metro. In queste pagine prende forma la figura della soldatessa Carlotta, la bella ragazza ritratta sulla copertina: è la scorta assegnata a Ryszard ed altri due cronisti di guerra, "...una ragazza affascinante e bellissima o, almeno, così allora ci apparve.". Questa figura, cui sono dedicate solo poche righe, rimane indimenticabile, quasi mitizzata dai tre, che apprenderanno poi che Carlotta è morta combattendo, durante un agguato, appena dopo la loro partenza.
Nella sezione TELEGRAMMI la storia è affidata ai testi telegrafici dei bollettini di guerra che, dalla stanza 47 del Tivoli, Ryszard inviava all'agenzia polacca PAP.
Infine, in ABC, aggiunto anni dopo quelle vicende, si ripercorrono le date fondamentali della storia angolana ed il suo doloroso cammino verso una parvenza di democrazia. La conclusione è molto amara: "Anni 1976-2000: la guerra continua... cosa c'è di cambiato? Molto poco purtroppo...i cubani se ne sono andati e così pure i sudafricani... Ma restano gli angolani: questo è il loro paese.". E che sarà stato di tutte quelle persone che Kapuscinski ha incontrato in quel tempo angolano? Sicuramente tutti loro non esistono più. "Così in modo totale e irreversibile, senza lasciare traccia, la gente se ne va: prima dal mondo, poi dalla nostra memoria...".
L'ultimo pensiero è sancora per le persone più umili, non per i grandi protagonisti della storia.
Ryszard Kapuscinski è nato a Pinsk, oggi in Bielorussia ma all'epoca in Polonia, dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l'altro, da vari paesi dell'Africa, dall'Iran, dall'Urss. Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità. Nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l'Università di Udine e, nell'ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica. Ryszard Kapuściński si è spento il 23 gennaio 2007 a Varsavia.

