Nadifa Mohamed

Mamba Boy

Neri Pozza Editore, 2010, pp 284

“Nessun confine o cartello avvertì Jama che si trovava in un paese nuovo: provò solo la sensazione di affondare. Il camion avanzava con il muso puntato in giù, finchè non si ritrovò in una pianura dal calore infernale e stordente. Gibuti sembrava ancora più desolata e spaventosa della Somalia e i pochi alberi che osavano crescere parevano alzare le braccia in segno di resa.”

Mamba Boy, libro di esordio della giovane scrittrice somala Nadifa Mohamed, è un libro che si legge tutto d’un fiato. Narra la storia di Jama, soprannominato “Goode” (che in somalo significa mamba nero) vivace ragazzino nato sotto la benedizione di un serpente che risparmiò la vita della madre durante la gravidanza. Da subito però la vita non si rivela benevola nei confronti di Jama: il padre lo abbandona da piccolo per andare a cercar fortuna in Sudan. Per ritrovarlo Jama e sua madre Ambaro iniziano un lungo viaggio che li porterà dapprima in Yemen e poi in Sudan attraversando la Somalia, Gibuti e l’Etiopia. Giunto in Sudan l’oramai giovane “Goode” diventerà un ascaro, ritrovandosi intrappolato suo malgrado nell’Africa della seconda guerra mondiale.

Nadifa Mohamed, più che un libro di pura narrativa, ci regala un vero e proprio angolo di storia, narrando con incredibile dovizia di particolari gli anni della fine del colonialismo in Africa e le vicende africane della seconda guerra mondiale. Il romanzo nasce dalla storia autobiografica del padre dell’autrice ed è costruito attraverso ben documentate ricerche storiche.

Nadifa Mohamed nasce nel 1981 ad Hargeisa nell’attuale Somaliland. Nel 1986 si trasferisce con la sua famiglia in Inghilterra e si laurea ad Oxford in studi storico-politici. Oggi vive a Londra.

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