Ebano
Ryszard Kapuscinski
Ebano
Feltrinelli, 2002, pp. 277
“Questo libro non parla di Africa, ma di alcune persone che vi abitano e che vi ho incontrato, del tempo che abbiamo trascorso insieme. L’Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. E’ un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo. E’ solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà l’Africa non esiste.”
Pubblicato nella versione originale nel 1998, Ebano racchiude pressoché tutta l’esperienza africana di Ryszard Kapuscinski, il grandissimo giornalista e scrittore polacco, morto nel 2007, che fu inviato in Africa dall’agenzia giornalistica polacca PAP, in più riprese, dal 1957 per circa quarant’anni. Si ripercorrono nelle sue pagine anni cruciali per il continente africano: gli anni delle indipendenze, nei quali, uno dopo l’altro, i vari stati africani raggiungono la liberazione dall’odioso giogo del colonialismo. Ma sono anche anni in cui, dopo l’illusione della libertà e della nascita di un moderno stato democratico, queste nazioni appena nate cadono nelle mani di nuovi tiranni, altrettanto sanguinari, interessati solamente al potere e ad arricchirsi personalmente.
Kapuscinski racconta con intensità vicende cruciali per la storia d’Africa, ma lo fa mettendo in primo piano le storie di uomini comuni, gente semplice, con la loro straordinaria umanità e forza di resistenza, mentre le vicende “ufficiali” di questo o quel nuovo capo di stato sembrano rimanere sullo sfondo: “Qui nulla mitiga i rapporti tra uomo e natura: non esistono compromessi, gradualità, stadi intermedi. E’ una continua battaglia per la morte o la vita. L’africano è un uomo che fin dalla nascita sta al fronte, sempre in lotta contro la natura ostile del suo continente; e il fatto stesso di riuscire a sopravvivere è già di per sé la sua vittoria più grande”.
L’autore ci aiuta anche ad accostarci con sensibilità alla mentalità africana e ad una cultura così diversa dalla nostra, eppure tanto ricca. Lo fa attraverso pagine toccanti e memorabili, poiché il racconto inizia quando Kapuscinski era un giornalista giovane, alle prime armi, inviato quasi allo sbaraglio e con scarsi mezzi economici a disposizione, rispetto ai colleghi delle più ricche agenzie di stampa occidentali. Così sceglie di vivere nei quartieri più poveri delle capitali, dove tra mille difficoltà pratiche riesce meglio a captare la realtà di ciò che di grande sta accadendo intorno a lui. Per questo le sue cronache, che oggi sono pagine di storia, hanno una freschezza ed una originalità nuove.
Il 2010 che si sta per chiudere è il cinquantesimo anniversario dell’Indipendenza in molti paesi africani: una ragione in più per leggere quest’opera fondamentale, che non può assolutamente mancare nella biblioteca di ogni appassionato d’Africa. .
Ryszard Kapuscinski è nato a Pinsk, oggi in Bielorussia ma all'epoca in Polonia, dopo gli studi a Varsavia lavorò fino al 1981 come corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap. Inviò corrispondenze, tra l'altro, da vari paesi dell'Africa, dall'Iran, dall'Urss. Nel 2003 ha vinto il Premio Principe delle Asturie per la categoria Comunicazione ed umanità. Nel 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in traduzione e mediazione culturale presso l'Università di Udine e, nell'ottobre dello stesso anno, ha trascorso tre giornate in Italia, ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano; è stata la sua ultima uscita pubblica. Ryszard Kapuściński si è spento il 23 gennaio 2007 a Varsavia.

