Giorgio Bettinelli

Rhapsody in black

Feltrinelli, 2007, pp. 331

“Mi ricorderò sempre che, una volta arrivato a Perth, avevo risposto senza esitazione: “In Africa; in qualunque posto, in Burkina Faso o in Etiopia, ma in Africa”, a una ragazza che vedendomi lontano anni luce dal pub in cui eravamo seduti, mi aveva chiesto: “Dove vorresti essere in questo momento?”

Il terzo romanzo di Giorgio Bettinelli ci porta nel continente nero, in un viaggio lunghissimo e appassionante di 20.000 km attraverso Angola, Namibia, Botswana, Sudafrica, Lesotho, Swaziland, Mozambico, Zimbabwe, Malawi, Tanzania, Kenya, Etiopia e Gibuti. Lungo il faticoso e spesso rischioso tragitto vengono rievocate le figure “pubbliche” protagoniste di un’Africa che fa paura: quella della corruzione dei suoi politici, delle guerre per lo sfruttamento delle sue enormi ricchezze, delle lotte tribali, della fame, dei bambini di strada. Ma accanto a queste sfilano uomini e donne comuni, tante persone, umili e semplici, con le quali Giorgio Bettinelli entra in contatto e che grazie alle sue pagine rivelano la loro grande umanità per diventare i veri protagonisti del libro. Il racconto è sempre appassionante e ricco di colpi di scena: Bettinelli riesce spesso a tenerci con il fiato sospeso e a farci temere per la sua incolumità, come quando, in Congo, viene rapito dai ribelli che alla fine gli risparmiano la vita, lasciandolo andare via a piedi, con la testa rasata e solo un paio di jeans addosso, o come quando viene colpito da una forma acuta di malaria cerebrale, che gioca con la sua vita come un terno al lotto, lasciandogli il 50% di speranze di salvarsi. Questo libro non è semplicemente un racconto catalogabile come “letteratura di viaggio”: dalle sue pagine traspira pura poesia, quella dei luoghi ma soprattutto delle persone, buone o cattive, che Bettinelli ha incontrato lungo il suo cammino: semplici, misere, le più povere al mondo, eppure così profonde nella loro umanità e sensibilità, come Sam Libengamu, di Harare, Zimbabwe, che, con “le sue brutte mani da gigante”, scrive poesie capaci di toccare il cuore. La penna di Giorgio Bettinelli ci regala momenti di grande intensità, ma anche di comicità per le situazioni buffe in cui lo scrittore si viene a trovare, per la curiosità ed il sorriso che suscita questo “mzungu” (bianco, in lingua Swahili) che appare all’improvviso ai Maasai nella savana, tutto spettinato e sporco, a cavallo della sua polverosa vespa. E’ un libro di quelli da custodire preziosamente e rileggere ogni tanto, riassaporando la bellezza del racconto, perché “In Africa … c’è troppa misera, troppa ingiustizia e troppo dolore per potersene andare via con un bel ricordo; e c’è troppa bellezza per potersi ricordare solo del dolore e della miseria”.

Giorgio Bettinelli è stato giornalista, scrittore, cantautore e viaggiatore. Laureato in lettere a Roma si è fatto conoscere al grande pubblico per i quattro viaggi intorno al mondo a bordo della sua Vespa, viaggi dai quali sono scaturiti diversi romanzi. Il suo primo viaggio parte dalla provincia di Roma e si concluderà a Saigon, nel 1992 (24.000 km percorsi). Il secondo si snoda da Anchorage alla Terra del Fuoco, dal 1994 al 1995 (36.000 km percorsi); il terzo da Melbourne a Città del Capo, tra il 1995 e il 1996 (52.000 km percorsi); nel quarto, chiamato Worldwide Odissey compie un vero giro del mondo, durato dalla fine del 1997 al maggio 2001, dalla Terra del Fuoco fino in Tasmania, passando per Alaska, Siberia, Africa, Asia, Australia. E’ durante quest'ultimo viaggio che viene rapito da un gruppo di guerriglieri in Congo. L’ultimo viaggio lo porta in Cina, dove poi si è trasferito e sposato e a cui ha dedicato il suo ultimo libro, La Cina in Vespa. E’ stato anche un discreto cantautore: ha pubblicato alcuni 45 giri, che hanno avuto discreto successo e ha collaborato con grandi musicisti come Gabriella Ferri, Rino Gaetano e con Gino Bramieri e Gigi Proietti. Giorgio Bettinelli è morto a Jinghong (Cina), il 16 settembre 2008, a 53 anni, per una grave infezione contratta sulle rive del fiume Mekong, dove viveva con la moglie Yapei, senza avere terminato il suo ultimo libro, questa volta sul Tibet.

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