1800: Zanzibar
Nei primi decenni del XIX secolo, l’isola di Zanzibar entra nella politica internazionale come protagonista e non più come oggetto di conquista economica.
L’ascesa fu possibile grazie anche ad una serie di fattori contingenti dovuti alle tensioni che le due principali potenze europee, Francia e Gran Bretagna, manifestavano reciprocamente.
Nelle acque occidentali dell’Oceano Indiano la politica estera inglese fu orientata alla creazione di protettorati sul territorio, individuando referenti politici locali in grado di assicurare il rispetto e l’osservanza degli accordi politici e dei “trattati di amicizia e commercio” che la potenza europea aveva stipulato. In quest’area si trattava soprattutto di salvaguardare la sicurezza delle rotte marittime che collegavano l’Africa Orientale con i principali porti dell’India e di garantire la regolarità dei commerci che in quest’area erano particolarmente redditizi per la Corona inglese.
Nel Golfo Persico prosperava una florida pirateria, molto probabilmente alimentata dagli stessi Francesi. I danni che tali attacchi provocavano alle navi inglesi erano assai rilevanti. La ferma risposta inglese fu finalizzata ad ampliare il controllo britannico su vari territori della costa orientale della Penisola Arabica; ciò implicò anche l’assimilazione di territori che, in passato, erano stati sotto il dominio diretto della dinastia omanita degli Al-Busa’id. Fu a questo punto che il Sultano omanita Sayyid Sa’id bin Sultan decise di puntare le sue fortune sull’Africa Orientale, senza tuttavia abbandonare i suoi interessi nella Penisola Arabica, sua madrepatria.
L’ascesa commerciale di Zanzibar dunque, ebbe luogo di fronte allo sguardo britannico, troppo concentrato nella conquista di basi per la propria sicurezza nell’Oceano Indiano occidentale, troppo attento nel sorvegliare i movimenti francesi e nella realizzazione di provvedimenti per l’abolizione della tratta degli schiavi. Sfruttando tale “distrazione” inglese, il sovrano omanita e gli abili mercanti indiani mossero progressivamente capitali, navi, investimenti, genti, fino al mobilio ed agli oggetti personali, verso un porto sicuro da minacce esterne e un mercato fiorente di ogni tipo di merce proveniente dal continente africano.
L’isola di Zanzibar era amministrata da un Wali, ossia da un governatore che rappresentava il Sultano ed esercitava ogni potere per sua delega. Il sostegno militare che conferiva a questo rappresentante ogni autorità sull’isola e sui suoi affari era costituito da truppe scelte e di comprovata fedeltà, ossia da corpi di Baluci, molto legati agli Al-Busa’id sulla base di accordi essenzialmente economici. I governatori locali si appoggiavano ad un’aristocrazia autoctona swahili, a base mercantile, legata all’etnia omanita dal comune interesse per lo sfruttamento delle risorse che l’isola e le coste orientali dell’Africa potevano offrire. Tale impero mercantile, con Sayyid Sa’id bin Sultan spostò il proprio baricentro economico e politico a Zanzibar e fece del controllo delle isole adiacenti e della prospiciente costa africana uno dei punti cardine di questa vastissima rete d’interessi.